PMA: L’importanza della diagnosi genetica preimpianto (DGP)
Lo spermiogramma è un’analisi fondamentale per l’inquadramento diagnostico dell’infertilità maschile e per indirizzare i pazienti al tipo di trattamento più opportuno. Deve essere eseguito da Personale Specializzato, seguendo le indicazioni del Manuale WHO 2021.

Caratteristiche e tipologie
La diagnosi genetica preimpianto permette lo studio del numero dei cromosomi, di eventuali danni strutturali a carico degli stessi (traslocazioni, inversioni, duplicazioni, delezioni) e di determinate malattie ereditarie monogeniche di cui i partner possono essere portatori. Tale procedura si esegue principalmente su embrioni arrivati allo stadio di blastocisti e nello specifico eseguendo una biopsia a carico del trofoectoderma. Si utilizza un laser che permette di separare la zona pellucida e tramite una micro-pipetta si aspira un quantitativo di cellule necessarie per l’indagine. L’analisi genetica che si può effettuare su queste cellule ha subito enormi progressi nel corso degli ultimi anni, ciò ha permesso di migliorarne la resa e i tempi di refertazione.
Per semplificazione possiamo differenziare la diagnosi preimpianto in:
- PGT-M: metodica specifica che analizza delle specifiche mutazioni di cui possono essere portatori i partner e che se trasmesse al feto possono determinarne la malattia. Esempio classico e relativamente frequente può essere quello della fibrosi cistica oppure della beta-talassemia. In questi casi, se entrambi i partner risultano essere portatori sani hanno una possibilità del 25% di generare un bambino “malato”. Inoltre la diagnosi preimpianto può essere effettuata anche per evitare la trasmissione di determinati geni che sono correlati con un aumento del rischio di cancro nel nascituro. L’esempio classico può essere la mutazione del gene BRCA1-2 che può esporre, chi lo eredita, ad un significativo aumento del rischio di tumore mammario e/o ovarico. In questi casi addirittura il rischio di trasmissione aumenta ovvero si ha il 50% di probabilità di trasmettere tale gene mutato alla progenie. Bisogna però affermare che l’utilizzo della PGT nella diagnosi di queste mutazioni è oggetto di forti dibattiti etici, e molti si dicono contrari all’estensione della diagnosi preimpianto anche a queste mutazioni col rischio di sconfinare verso una vera e propria eugenetica;
- PGT-A: discorso diverso invece si può fare la diagnosi preimpianto volta allo studio delle anueploidie ovvero i disordini cromosomici. In questi casi non si parla di una malattia genetica di cui si può essere portatori ma di un’alterazione generalmente numerica dei cromosomi che avviene durante il processo di fecondazione e che quindi può colpire qualsiasi coppia. Tale problematica è più frequente quando aumenta l’età materna oppure quando ci sono severe problematiche nella forma degli spermatozoi. Il vantaggio di questa tecnica è quello di trasferire in utero solo gli embrioni che hanno delle reali chances di sopravvivenza, tuttavia c’è da dire che tale procedura a conti fatti non aumenta il tasso di gravidanza ma potrebbe ridurre il tasso di aborto del primo trimestre. I limiti della tecnica sono correlati al fatto che non permette un risultato certo al 100% ma c’è la possibilità di un margine di errore variabile dall’1 al 5%. Inoltre tale metodica risulta inconcludente nei casi di mosaicismo ovvero quando, nel campione di cellule prelevato, emergono diverse linee cellulari sia “sane” che “malate”. In questi casi è opportuno un counseling genetico specifico col genetista di riferimento;
- PGT-SR: è metodica volta a diagnostica i riarrangiamenti cromosomici patologici che possono esserci in caso di genitori con traslocazioni, duplicazioni o inversione di parte dei propri cromosomi. E’ una metodica che può avere dei limiti in base alle dimensioni e complessità di tali riarrangiamenti.
In conclusione possiamo affermare che la diagnosi preimpianto rappresenta ad oggi un’opportunità unica per prevenire malattie ereditarie, tuttavia la coppia deve essere informata in maniera esaustiva di quelli che sono i limiti e le implicazioni etiche. Un’approccio multidisciplinare è fondamentale con l’ausilio di un team di genetisti specializzati nella materia.
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