Inseminazione Intrauterina ETEROLOGA
L’inseminazione intrauterina eterologa rientra anch’essa tra le tecniche di PMA di I° livello. La differenza sostanziale rispetto alla medesima tecnica di tipo omologo è rappresentata ovviamente dall’utilizzo di liquido seminale esterno alla coppia.

Questa procedura è indicata nei casi in cui via sia un severo fattore d’infertilità maschile ovvero un’azoospermia non ostruttiva (l’assenza completa di spermatozoi nell’eiaculato). Rimane però il fatto che si tratta di una tecnica che ha un tasso di successo che non supera il 15-18% pertanto è necessario che siano, dal lato femminile, una serie di prerogative la cui assenza minerebbe il risultato globale. Per tale motivo è importante lo studio della riserva ovarica, della pervietà tubarica e l’esclusione di altre patologie ginecologiche.
Dal punto diagnostico, nella valutazione della componente maschile, in questi casi non ci si può basare solo ed esclusivamente sull’esecuzione di un semplice spermiogramma ma, sarà necessario approfondire la diagnostica con dosaggi ormonali maschili, esami genetici (per escludere problematiche come traslocazioni cromosomiche o presenza di microdelezioni del cromosoma Y) un’ecocolor-doppler testicolo-scrotale, eventualmente anche una risonanza magnetica qualora ci fosse il dubbio di un’azoospermia ostruttiva per studiare al meglio i dotti deferenti, fino ad arrivare all’agoaspirato oppure al prelievo testicolare dello spermatozoo.
Dal punto di vista procedurale non vi sono particolari differenze rispetto all’inseminazione intrauterina di tipo omologo se non la selezione del donatore che viene fatta seguendo parametri fenotipici (per avere una somiglianza più affinata al partner maschile), parametri genetici (si esegue uno screening genetico accurato per dare il massimo delle “garanzie” alla coppia), parametri infettivologici (per escludere la maggior parte delle malattie infettive).
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