La fecondazione in vitro (IVF), dalla nascita di Louise Brown nel 1978 fino ai dati più recenti del 2023, ha percorso un cammino straordinario che ha trasformato un esperimento pionieristico con tassi di successo a singola cifra in una procedura medica consolidata capace di raggiungere il 55% di nati vivi per ciclo nelle donne sotto i 35 anni.
L’era pionieristica (1978-1990): dal miracolo all’esperimento clinico
La nascita di Louise Brown e i primi passi
Il 25 luglio 1978, presso l’Oldham General Hospital in Inghilterra, nacque Louise Joy Brown, la prima bambina concepita attraverso fecondazione in vitro, frutto del lavoro pioneristico del fisiologo Robert Edwards e del ginecologo Patrick Steptoe, con il contributo essenziale dell’infermiera e scienziata Jean Purdy (PMC – Journal of Reproduction & Infertility). Quel primo successo era stato preceduto da anni di fallimenti: l’analisi dei cosiddetti “Oldham Notebooks” documenta che tra il 1969 e il 1978 vennero tentati numerosi trasferimenti embrionali, con soli due nati vivi (Elder & Johnson, Reproductive Biomedicine and Society Online, 2015).
Il protocollo utilizzato per Louise Brown era basato su un ciclo naturale, senza alcuna stimolazione ovarica: veniva recuperato un singolo ovocita pre-ovulatorio per via laparoscopica, fecondato in vitro e, dopo sviluppo fino allo stadio di 8 cellule, trasferito in utero. I risultati iniziali di Edwards, Steptoe e Purdy con cicli naturali mostravano una resa media di appena 0,7 ovociti per prelievo e un tasso di gravidanza del 6% per ciclo iniziato (Eskew & Jungheim, Missouri Medicine, 2017). In termini pratici, significava che su circa 17 donne sottoposte alla procedura, solo una otteneva una gravidanza.
Nei mesi successivi alla nascita di Louise Brown, seguirono la nascita di Courtney Cross (16 ottobre 1978) e di Alastair MacDonald (14 gennaio 1979, primo maschio concepito con IVF), confermando che il risultato non era un caso isolato (PMC – Journal of Reproduction & Infertility).
L’introduzione della stimolazione ovarica controllata
Il vero salto di qualità avvenne nei primi anni ’80, quando il gruppo di Howard e Georgeanna Jones presso il Jones Institute di Norfolk, Virginia, iniziò a utilizzare le gonadotropine menopausali umane (hMG) per stimolare lo sviluppo follicolare multiplo prima del prelievo ovocitario. Elizabeth Jordan Carr, il primo bambino IVF americano, nacque nel 1981 proprio con questo approccio (PMC – Journal of Reproduction & Infertility).
L’impatto della stimolazione ovarica controllata (COS) fu immediato e drammatico:
- La resa media di ovociti per prelievo salì da 0,7 a 2,1-2,6
- Il tasso di gravidanza per prelievo passò dal 6% al 23,5% nel 1982 e al 30% nel 1983
(Eskew & Jungheim, Missouri Medicine, 2017; Wang & Sauer, Therapeutics and Clinical Risk Management, 2006)
Tuttavia, la stimolazione ovarica portava con sé un problema significativo: l’ovulazione prematura dovuta alla produzione multipla di follicoli, che causava la cancellazione di circa il 20% dei cicli IVF a causa di un picco prematuro di LH (Wang & Sauer, 2006).
Gli agonisti del GnRH e il prelievo ecoguidato
Due innovazioni tecniche alla fine degli anni ’80 cambiarono radicalmente il panorama:
- L’introduzione degli agonisti del GnRH (GnRHa) nel 1986 — il Lupron fu il primo ad essere utilizzato — permise una soppressione efficace dell’ipofisi, riducendo l’incidenza dell’ovulazione prematura dal 20% a circa il 2% e migliorando significativamente i tassi di gravidanza complessivi (Wang & Sauer, 2006).
- Nel 1986, Wilfried Feichtinger e Peter Kemeter introdussero l’aspirazione follicolare ecoguidata per via transvaginale, sostituendo il prelievo laparoscopico (PMC – Journal of Reproduction & Infertility). Questa tecnica rese la procedura meno invasiva, più accessibile e meno costosa, aprendo la strada alla diffusione su larga scala della IVF.
Nonostante questi progressi, alla fine degli anni ’80 i tassi di successo complessivi restavano contenuti: la scienza del laboratorio IVF era ancora in via di sviluppo e i tassi oscillavano tra il 23,5% e il 30% per prelievo (Wang & Sauer, 2006).
Le tecniche alternative: GIFT e ZIFT
In questo periodo si diffusero anche tecniche alternative alla IVF tradizionale: il GIFT (Gamete Intrafallopian Transfer) e lo ZIFT (Zygote Intrafallopian Transfer). Nel 1995, i dati della Society for Assisted Reproductive Technology (SART) mostravano che IVF, GIFT e ZIFT rappresentavano rispettivamente il 70%, 6% e 2% dei cicli ART, con tassi di gravidanza del 22,3%, 28,7% e 30,3% (Wang & Sauer, 2006). Il GIFT e lo ZIFT, pur offrendo tassi leggermente superiori, richiedevano un intervento chirurgico e furono progressivamente abbandonati con il miglioramento dei risultati della IVF convenzionale.
L’era della maturazione (1990-2002): le innovazioni trasformative
L’avvento della ICSI (1992)
Il 1992 segnò un punto di svolta storico con la nascita, presso la Vrije Universiteit Brussel, della prima bambina concepita tramite iniezione intracitoplasmatica di spermatozoo (ICSI), ad opera del gruppo di Gianpiero Palermo e André Van Steirteghem. La ICSI rivoluzionò il trattamento dell’infertilità maschile, permettendo la fecondazione anche con spermatozoi di qualità estremamente scarsa, con tassi di fertilizzazione del 50-80% degli ovociti iniettati (Fertility Clinics Abroad). Oggi, in Europa, la ICSI rappresenta il 72,7% di tutti i trattamenti a fresco (dati ESHRE 2019) (Human Reproduction, 2023).
L’istituzione dei registri e la standardizzazione
Nel 1992, negli Stati Uniti fu approvato il Fertility Clinic Success Rate and Certification Act, che rese obbligatoria la comunicazione dei risultati dei centri IVF al CDC (Centers for Disease Control and Prevention). Il primo report, relativo ai cicli del 1995, fu pubblicato nel 1997 (CDC – ART Technical Notes). In parallelo, in Europa, l’ESHRE istituì il proprio consorzio di monitoraggio (European IVF Monitoring – EIM), che oggi copre circa l’80% dei cicli europei (Fertility Clinics Abroad).
Questa sistematizzazione della raccolta dati permise per la prima volta confronti affidabili tra centri e nazioni, e divenne il motore del miglioramento continuo della qualità.
La crescita costante dei tassi di successo (anni ’90)
Nel corso degli anni ’90, i tassi di successo della IVF crebbero in modo costante grazie a una serie di miglioramenti incrementali:
- Miglioramento dei terreni di coltura embrionaria
- Perfezionamento dei protocolli di stimolazione
- Migliore selezione embrionaria morfologica
- Introduzione del prelievo transvaginale come standard
L’introduzione degli antagonisti del GnRH
Nel 2001 furono introdotti nella pratica clinica gli antagonisti del GnRH, che offrivano un’alternativa più flessibile e con meno effetti collaterali rispetto ai protocolli lunghi con agonisti. Questi farmaci consentivano un controllo affidabile dell’ovulazione con una minore durata del trattamento e un rischio ridotto di sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS) (Eskew & Jungheim, 2017).
L’era moderna (2002-2015): coltura a blastocisti, vitrificazione e trasferimento singolo
La coltura embrionaria a blastocisti
Una delle innovazioni più impattanti dell’era moderna è stata l’estensione della coltura embrionaria fino allo stadio di blastocisti (giorno 5-6), resa possibile dal miglioramento dei terreni di coltura sequenziali. Il trasferimento di blastocisti offre diversi vantaggi rispetto al trasferimento di embrioni al giorno 2-3 (stadio di clivaggio):
- Migliore selezione embrionaria naturale (solo gli embrioni più vitali raggiungono lo stadio di blastocisti)
- Migliore sincronizzazione con la ricettività endometriale
- Possibilità di trasferire un singolo embrione con tassi di successo elevati
La rivoluzione della vitrificazione
La vitrificazione — tecnica di crioconservazione ultrarapida che evita la formazione di cristalli di ghiaccio intracellulari — ha rappresentato un cambiamento di paradigma rispetto al congelamento lento tradizionale. La prima gravidanza di successo da blastocisti vitrificata fu ottenuta in Giappone nel 2000 (PMC – Journal of Reproduction & Infertility).
I risultati della vitrificazione sono stati decisamente superiori:
- Tasso di sopravvivenza embrionaria post-scongelamento: >95% con vitrificazione vs 57,9% con congelamento lento
- Tasso di gravidanza clinica da cicli FET (Frozen Embryo Transfer): aumento del 50% nell’ultimo decennio, dal 20% nel 2010 al 30% nel 2019 in Australia/Nuova Zelanda
(UNSW, 2021; Journal of Assisted Reproduction and Genetics, 2013)
La vitrificazione ha inoltre permesso lo sviluppo delle strategie “freeze-all”, in cui tutti gli embrioni vengono crioconservati e trasferiti in cicli successivi, evitando il trasferimento in un endometrio potenzialmente compromesso dalla stimolazione ovarica.
Il trasferimento di embrione singolo (SET) e la riduzione dei parti multipli
L’adozione progressiva del single embryo transfer (SET) elettivo rappresenta uno dei più importanti cambiamenti di paradigma nella PMA moderna, motivato dalla necessità di ridurre i parti multipli — una delle principali complicanze della fecondazione assistita.
| Indicatore | Anni ’90 | 2010 | 2019 |
|---|---|---|---|
| SET (% cicli, UK) | 13% | ~50% | 75% |
| SET (% cicli, Australia/NZ) | – | 70% | 92% |
| Parti multipli (UK) | 28% | ~12% | 6% |
| Parti multipli (Australia/NZ) | – | 7,9% | 2,9% |
Fonti: HFEA, 2021; UNSW, 2021
La controversia del declino: il paradosso dei tassi IVF (2002-2016)
L’analisi di Gleicher e colleghi
Un’analisi provocatoria ma rigorosa pubblicata da Gleicher, Kushnir e Barad nel 2019 su Human Reproduction Open ha documentato un fenomeno inquietante: dopo circa due decenni e mezzo di miglioramento costante, i tassi di nati vivi da cicli IVF a fresco avevano raggiunto il picco nel 2001-2002 negli USA, per poi stabilizzarsi e iniziare a declinare nella maggior parte delle regioni del mondo (Gleicher et al., Human Reproduction Open, 2019).
I dati regionali mostravano pattern simili:
- USA: miglioramento costante fino al 2001-2002; nuovo picco nel 2008; plateau fino al 2010; poi calo marcato, con i tassi del 2016 tornati ai livelli del 1997-1998
- Giappone: i tassi più bassi al mondo già nel 2004 (~15%), crollati a circa il 5% entro il 2009-2016 (perdita di due terzi)
- Canada: picco nel 2009-2010, poi declino improvviso (33,1% in meno di neonati IVF dopo la politica eSET del Québec)
- Australia/Nuova Zelanda: declino costante dal 2006-2007
Le cause identificate
Gleicher e colleghi identificarono diverse pratiche cliniche la cui introduzione temporale coincideva con il declino dei tassi:
- Stimolazione “mild”: la filosofia della stimolazione lieve, popolarizzata dal protocollo Kato in Giappone, riduceva il numero di ovociti ed embrioni disponibili
- eSET universale: pur riducendo i parti multipli, la riduzione del numero di embrioni trasferiti abbassava il tasso grezzo di gravidanza per ciclo
- Coltura estesa a blastocisti: la selezione embrionaria più stringente poteva escludere embrioni con potenziale di impianto
- PGT-A (ex PGS): con tassi di falsi positivi significativi, poteva portare allo scarto di embrioni vitali
- Cicli freeze-all: l’interruzione sistematica dei trasferimenti freschi distorceva le statistiche e poteva ritardare il successo
La chiave interpretativa: i tassi cumulativi
È fondamentale sottolineare che il declino descritto da Gleicher riguardava i tassi di nati vivi per singolo ciclo a fresco. Questo dato, tuttavia, non cattura l’intero quadro clinico moderno, in cui un singolo ciclo di stimolazione produce molteplici embrioni che vengono vitrificati e trasferiti in cicli successivi. Il tasso cumulativo di nati vivi (CLBR) — che include tutti i trasferimenti freschi e da scongelamento derivanti da un’unica aspirazione ovocitaria — è in realtà continuato a crescere. Lo studio svedese già citato mostra un CLBR dal 27% al 36,3% nel decennio 2007-2017 (Saket et al., 2021). Lo studio danese su 85.453 donne ha mostrato che il CLBR raggiungeva l’89,86% dopo il quinto tentativo di trasferimento e il 98,40% dopo il decimo, per le pazienti con blastocisti sufficienti (Vomstein et al., Human Reproduction, 2024). Uno studio tedesco su 3.011 donne (1998-2007) riportava un CLBR del 52% dopo 3 cicli, del 72% dopo 6 cicli e dell’85% dopo 12 cicli (PubMed, 2011).
Il panorama attuale (2015-2025): la PMA nel XXI secolo
I dati più recenti: Stati Uniti 2023
I dati più recenti della SART, pubblicati nell’aprile 2025, fotografano una realtà in crescita (ASRM, 2025):
- 432.641 cicli IVF eseguiti nel 2023 (vs 389.993 nel 2022)
- 95.860 bambini nati da IVF nel 2023, pari al 2,6% delle nascite negli USA
- Nel 2024, per la prima volta, sono nati più di 100.000 bambini IVF in un singolo anno negli USA
- Il 96,74% delle nascite IVF è rappresentato da gravidanze singole
I tassi di impianto per le donne sotto i 35 anni raggiungono il 55,7% nei cicli freschi con ovociti propri, con gravidanze cliniche nel 62,5% dei casi (SART CORS).
| Fascia di età | Tasso di impianto (fresco) | Gravidanza clinica (fresco) | eSET (%) |
|---|---|---|---|
| <35 | 55,7% | 62,5% | 94,5% |
| 35-37 | 51,4% | 60,0% | 91,6% |
| 38-40 | 43,5% | 56,3% | 82,4% |
| 41-42 | 28,5% | 46,3% | 67,0% |
| >42 | 10,1% | 25,2% | 37,8% |
Fonte: SART CORS National Summary Report
I dati europei (ESHRE 2019)
Il 23° report ESHRE, relativo ai dati del 2019, ha registrato (Human Reproduction, 2023):
- Tassi di gravidanza clinica per aspirazione del 28,5% per IVF e 26,2% per ICSI (escludendo i cicli freeze-all)
- FET con ovociti propri: tasso di gravidanza per scongelamento del 35,1%
- FET con ovociti donati: 43,0%
- Egg donation (fresco): 50,5%
- ICSI predominante: 72,7% dei cicli freschi
- Riduzione costante dei parti gemellari: 11,9% dopo IVF/ICSI fresco, 8,9% dopo FET
Il decennio USA: 2004-2009 vs 2014-2020
Uno studio di coorte retrospettivo pubblicato su Obstetrics & Gynecology nel 2024 ha confrontato due decenni di pratica clinica americana (PubMed, 2024):
- 2014-2019: 447.042 pazienti, 1.007.374 cicli, 252.215 nati vivi
- 2004-2008: 246.740 pazienti, 471.208 cicli, 140.859 nati vivi
I cambiamenti più significativi:
- Il PGT-A è passato dal 3,4% al 36,0% dei cicli
- Il tasso cumulativo di nati vivi è migliorato per le pazienti con 35 anni o più e per tutte le diagnosi di infertilità eccetto i disordini ovulatori
- Il FET e il PGT-A, precedentemente associati a odds diminuiti di nato vivo, hanno mostrato odds aumentati nel periodo 2014-2020
- Aumento della diversità demografica delle pazienti (57,9% vs 51,7% non-white)

L’Italia: un percorso peculiare
Il Registro Nazionale PMA
In Italia, il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita, istituito dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in attuazione della Legge 40/2004, raccoglie dati dal 2005 con una copertura del 100% dei centri autorizzati sin dal secondo anno di attività (EpiCentro ISS).
I numeri dei 20 anni di monitoraggio (2005-2022)
I dati del Registro italiano disegnano un quadro di progresso costante ma con specificità uniche (EpiCentro ISS – Dati 2022; EpiCentro ISS – PMA 2005-2021):
- Oltre 217.000 bambini nati grazie alla PMA in 20 anni
- 109.755 cicli di II e III livello nel 2022 (vs 80.099 nel 2020, anno COVID)
- 87.192 coppie trattate nel 2022
- Il tasso di gravidanza per trasferimento è raddoppiato: dal 16,3% nel 2005 al 33% nel 2022
- Il numero medio di embrioni trasferiti è sceso da 2,3 nel 2005 a 1,3 nel 2022
- I parti multipli sono scesi dal 23,2% nel 2005 al 5,9% nel 2022
- I cicli con donazione di gameti hanno raggiunto 15.131 (13,8% del totale), con 3.805 nati vivi
- L’offerta è di 9.758 cicli per milione di donne in età fertile, superiore alla media europea di 8.706
La criticità dell’età materna
Una peculiarità italiana preoccupante è l’aumento progressivo dell’età media delle donne che accedono alla PMA, passata da 34 anni nel 2005 a valori ancora più elevati negli ultimi anni, con un impatto negativo documentato sui risultati (EpiCentro ISS). La percentuale di gravidanza per scongelamento di embrioni crioconservati (cicli FER) è del 32% nel 2022, mentre per lo scongelamento ovocitario (cicli FO) è del 16,6% (EpiCentro ISS – Dati 2022).

Le innovazioni tecnologiche chiave e il loro impatto
Il PGT-A (Preimplantation Genetic Testing for Aneuploidy)
Il test genetico preimpianto per aneuploidie è diventato uno degli strumenti più discussi e trasformativi della PMA moderna. La sua evoluzione tecnica è passata dalla FISH (anni ’90, su singolo blastomero al giorno 3) all’array-CGH e infine al Next-Generation Sequencing (NGS) su biopsia del trofoectoderma.
I dati mostrano un impatto differenziato per fascia di età (MedPark Hospital):
- Donne <35 anni con PGT-A: 56,5% di gravidanza vs 48,1% senza
- Donne 38-40 anni con PGT-A: 52,2% vs 27,6% senza
- Donne 41-42 anni con PGT-A: 46,7% vs 15,3% senza
- Donne >42 anni con PGT-A: 42,4% vs 5% senza
Negli USA, il PGT-A è passato dal 3,4% al 36,0% dei cicli tra il 2004 e il 2020 (PubMed, 2024). Per le pazienti con aborto ricorrente, il PGT-A ha mostrato un tasso di nato vivo per trasferimento del 50% vs 12,5% nel gruppo di controllo (Journal of Assisted Reproduction and Genetics, 2022). Per le pazienti con fallimento ricorrente dell’impianto (RIF), il tasso è salito al 47,8% vs 19% del controllo.
Tuttavia, il dibattito scientifico resta acceso. Gleicher e colleghi hanno sottolineato che il PGT-A può avere effetti negativi nelle pazienti a bassa prognosi, a causa dei falsi positivi dovuti al mosaicismo embrionario (Gleicher et al., 2019). La comunità scientifica raccomanda un approccio caso per caso, con cautela nell’applicazione universale (Journal of Assisted Reproduction and Genetics, 2022).
L’intelligenza artificiale nella selezione embrionaria
Le ultime frontiere della PMA includono l’applicazione dell’intelligenza artificiale (AI) alla selezione embrionaria. Una meta-analisi del 2025 su sei studi ha riportato una sensibilità pooled del 69% e una specificità del 62% per i modelli AI nel predire il successo dell’impianto, con un’area sotto la curva (AUC) di 0,70 (Contraception and Reproductive Medicine, 2025). Il modello Life Whisperer ha raggiunto un’accuratezza del 64,3% nel predire la gravidanza clinica.
Il primo trial randomizzato controllato statunitense sull’AI per la selezione embrionaria, condotto da Alife Health (440 pazienti, 2022-2024), ha mostrato un tasso di gravidanza in corso del 69% nel gruppo con AI rispetto al 64% nel gruppo di controllo, differenza non ancora statisticamente significativa ma promettente (Ovation Fertility, 2024; Alife Health, 2024).

Tabella riassuntiva: l’evoluzione dei tassi di successo
| Periodo | Tasso di successo (riferimento) | Innovazione chiave | Impatto |
|---|---|---|---|
| 1978 | 6% per ciclo (ciclo naturale) | Prima IVF (Edwards/Steptoe) | Prova di fattibilità |
| 1982-83 | 23,5-30% per prelievo | Stimolazione con hMG | 4-5x miglioramento |
| Fine anni ’80 | 23,5-30% | GnRHa + prelievo ecoguidato | Standardizzazione, riduzione cancellazioni |
| 1991 (UK) | 7% per ET (tutte le età) | Registri nazionali | Baseline documentata |
| 1992-95 | 22,3% IVF; 28,7% GIFT | ICSI | Rivoluzione infertilità maschile |
| Fine anni ’90 | 25-30% per ciclo | Miglioramento terreni di coltura | Raddoppio rispetto anni ’80 |
| 2001-2002 | ~32-35% (<35 aa, USA) | GnRH antagonisti | Picco storico pre-moderno |
| 2004 (USA) | 36,6% LBR (<35 aa) | Coltura a blastocisti | Migliore selezione embrionaria |
| 2010 | ~40% (<35 aa) | Vitrificazione diffusa | Rivoluzione crioconservazione |
| 2014 (USA) | 48,7% LBR (<35 aa) | PGT-A + SET | Riduzione gemelli, efficacia mantenuta |
| 2019 (UK) | 32% per ET (<35 aa) | Blastocisti + vitrificazione | 3x vs 1991; multipli al 6% |
| 2022 (Italia) | 33% per trasferimento | Maturazione sistema PMA | Raddoppio vs 2005 |
| 2023 (USA) | ~55% LBR (<35 aa) | AI + PGT-A + vitrificazione | 95.860 nati; 2,6% nascite USA |
Fonti: Eskew & Jungheim, 2017; SART CORS; HFEA, 2021; EpiCentro ISS; ASRM, 2025
Le sfide attuali e le prospettive future
L’impatto persistente dell’età materna
L’età materna resta il singolo fattore più determinante per il successo della PMA. Come evidenziato dalla recente review di Bentov e Schenker (2025), la IVF oggi rappresenta circa il 2-5% di tutte le nascite globali, ma il progressivo aumento dell’età delle pazienti pone nuove sfide (Ovarian Research, 2025). I dati SART 2023 sono inequivocabili: il tasso di impianto crolla dal 55,7% sotto i 35 anni al 10,1% oltre i 42.
Il futuro: personalizzazione, AI e terapie complementari
Le prospettive future della PMA si orientano verso:
- Personalizzazione dei protocolli: algoritmi predittivi per ottimizzare la stimolazione individuale
- AI avanzata: integrazione di dati morfologici, genetici, proteomici e time-lapse per la selezione embrionaria (Contraception and Reproductive Medicine, 2025)
- Miglioramento dei terreni di coltura: supplementazione con citochine specifiche che hanno mostrato di aumentare il tasso di blastulazione fino al 78-100% e la percentuale di ICM del 20% vs 10% nei controlli (ESHRE 2025, Rochard et al.)
- Ottimizzazione della vitrificazione: la supplementazione con resveratrolo ha mostrato un miglioramento del tasso di gravidanza clinica dal 54,35% al 62,33% (ESHRE 2025, Kim et al.)
- Cautela sul PGT-A universale: si consolida l’approccio selettivo, riservandolo a specifiche indicazioni cliniche
Conclusione
Il percorso della fecondazione assistita dal 1978 ad oggi rappresenta una delle più straordinarie storie di successo della medicina moderna. Da un tasso di gravidanza del 6% con cicli naturali a oltre il 55% nelle donne giovani con le tecniche attuali, il miglioramento è stato di quasi un ordine di grandezza. Non è stato un progresso lineare: ha attraversato fasi di crescita rapida, plateaux, e persino un discusso declino nei tassi per singolo ciclo a fresco, compensato però dal drammatico miglioramento dei tassi cumulativi grazie alla vitrificazione e alla strategia di trasferimento sequenziale.
L’Italia, nonostante le iniziali limitazioni normative della Legge 40/2004, ha saputo costruire un sistema di monitoraggio esemplare e ha raddoppiato i propri tassi di successo in meno di vent’anni, contribuendo alla nascita di oltre 217.000 bambini.
Le sfide che restano — l’età materna crescente, la necessità di personalizzazione, l’integrazione responsabile dell’AI e del PGT-A — richiedono lo stesso spirito pionieristico che animò Edwards, Steptoe e Purdy quasi mezzo secolo fa, unito al rigore della medicina basata sull’evidenza che oggi più che mai deve guidare ogni decisione clinica.












