Il contesto: sessualità e fertilità come funzioni intrecciate
La sessualità e il desiderio di genitorialità sono dimensioni strettamente interconnesse nella vita di coppia. Quando una coppia scopre di avere difficoltà a concepire e si avvia verso un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita, l’intera sfera sessuale viene investita da un cambiamento profondo e multidimensionale. La letteratura scientifica ha documentato in modo sempre più consistente che l’infertilità provoca problemi sessuali nel 10-60% dei casi, con punte che raggiungono il 43-90% nelle donne e il 48-58% negli uomini.
La de-erotizzazione del rapporto sessuale
Dalla spontaneità alla programmazione
Il cambiamento più immediato e universalmente riportato è la trasformazione del rapporto sessuale da atto spontaneo, intimo e ludico a strumento finalizzato esclusivamente al concepimento. Già nelle fasi iniziali della PMA — tipicamente con la stimolazione ormonale per rapporti mirati — la coppia sperimenta quella che viene definita “sessualità programmata”: l’ovulazione viene indotta farmacologicamente e il rapporto sessuale va calendarizzato in finestre precise. Come riportano diversi studi, il sesso diventa “regimented”, una sorta di prestazione obbligata in cui la spontaneità e il piacere vengono sacrificati sull’altare della riproduzione.
Le coppie riferiscono di sentirsi come “cavie di un esperimento scientifico”, non più esseri umani che condividono un momento intimo. La mancanza di spontaneità e intimità è uno dei motivi principali per cui le coppie in PMA sperimentano un calo del desiderio sessuale.
La perdita del significato erotico
Ciò che accade sul piano psicodinamico è una vera e propria de-erotizzazione dell’atto sessuale. La sessualità, che prima della diagnosi era espressione di desiderio, gioco, intimità e connessione emotiva, diventa il mezzo attraverso cui raggiungere un obiettivo — il concepimento — perdendo completamente la dimensione del piacere. Questo spostamento di significato è centrale nella sofferenza sessuale delle coppie infertili.
Impatto sulla sessualità femminile
Le donne rappresentano il partner più colpito, sia per ragioni ormonali che psicologiche. La prevalenza di disfunzione sessuale femminile nelle coppie in PMA varia dal 26% al 93,9% a seconda degli studi e degli strumenti utilizzati.
Desiderio e eccitazione
Il calo del desiderio sessuale (HSDD) è il disturbo più frequente, riportato fino al 43,7% delle donne. Rispetto a campioni di donne fertili, le pazienti in IVF riferiscono un desiderio sessuale significativamente inferiore, un minor interesse per l’attività sessuale e una soddisfazione ridotta nella relazione sessuale. I disturbi dell’eccitazione colpiscono tra il 15,7% e il 40% delle donne infertili.
Lubrificazione, orgasmo e dolore
La lubrificazione vaginale risulta compromessa nel 19,3% dei casi. Questo dato è in parte attribuibile agli effetti dei farmaci utilizzati nella stimolazione ovarica: le gonadotropine e gli analoghi del GnRH possono inibire la produzione estrogenica, causando secchezza vaginale e conseguente disagio durante il rapporto. Paradossalmente, durante la fase di superovulazione gli estrogeni aumentano notevolmente, con un temporaneo miglioramento della libido, per poi crollare nuovamente.
Le difficoltà orgasmiche interessano circa il 22,3% delle donne, e la dispareunia (dolore durante il rapporto) viene riportata nel 12,5-33,1% dei casi.
Progressione nel tempo
Un dato particolarmente significativo proviene dallo studio di Bayar et al. (2014): all’inizio del trattamento per infertilità, il 60% delle donne presentava qualche forma di disfunzione sessuale; dopo soli 3 mesi di trattamento, la percentuale saliva al 72%. Questo suggerisce un effetto cumulativo dei trattamenti sulla funzione sessuale femminile.
Sessualità in gravidanza dopo PMA
Uno studio francese multicentrico recente (Beaumont et al. 2025) ha evidenziato che la disfunzione sessuale persiste anche quando il trattamento ha avuto successo: il 49,8% delle donne gravide dopo PMA presentava disfunzioni sessuali, rispetto al 44,1% delle donne con gravidanza spontanea, con punteggi FSFI significativamente più bassi considerando tutti i trimestri. Solo il 13,9% delle donne dopo PMA aveva discusso della propria sessualità con un professionista sanitario durante la gravidanza.
Impatto sulla sessualità maschile
Il partner maschile, tradizionalmente meno studiato, non è affatto immune dagli effetti del percorso di PMA. La prevalenza di disfunzioni sessuali negli uomini infertili varia dall’8% all’85,9% a seconda delle casistiche.
Disfunzione erettile
La disfunzione erettile (DE) è il problema più riportato, con prevalenze del 17-28% negli studi italiani, fino al 52,5% nelle coppie in cui l’infertilità è di fattore femminile. Il dato è significativo: anche quando il “problema” biologico non è dell’uomo, la pressione psicologica del percorso è sufficiente a compromettere la funzione erettile. Il 21% degli uomini studiati dall’ASRM ha riportato alti livelli di “sexual infertility stress”, definito come perdita del piacere sessuale, pressione a programmare i rapporti e calo dell’autostima sessuale.
L’ansia da prestazione e la raccolta del campione seminale
Un momento particolarmente critico è la raccolta del campione seminale. L’11% degli uomini non riesce a produrre il campione a causa di DE psicogena nel momento richiesto. L’ansia da prestazione in questa circostanza è amplificata dalla consapevolezza di essere giudicati — dal medico, dal laboratorio, dalla partner — e dalla pressione di dover “performare” in un contesto totalmente antitetico rispetto all’intimità.
Eiaculazione precoce e calo del desiderio
L’eiaculazione precoce interessa il 12-50% degli uomini infertili, con tassi più elevati negli azoospermici. Il calo del desiderio sessuale maschile si attesta tra il 18,7% e il 41,5%. È interessante notare che quando il rapporto sessuale avviene con finalità riproduttiva (rapporti mirati), il 23,7% degli uomini manifesta disfunzioni, rispetto al 5,1-8,9% durante rapporti spontanei.
La dimensione psicologica: il cuore del problema
Lo stress come motore della disfunzione
La diagnosi di infertilità rappresenta spesso la prima grande crisi che una coppia affronta insieme. Lo stress associato al percorso di PMA non è semplicemente “pressione generica”: è un intreccio complesso di componenti economiche (i costi dei trattamenti), sociali (la pressione familiare e culturale a procreare, che l’83% delle coppie percepisce), esistenziali (il confronto con la propria “inadeguatezza” biologica), e relazionali.
La depressione clinica colpisce il 26,2% delle donne e il 9,2% degli uomini infertili; l’ansia il 14,8% e il 4,9% rispettivamente. Questi stati psicopatologici sono predittori diretti di disfunzione sessuale: fino al 54% delle donne con disfunzione sessuale presenta sintomi depressivi. L’ansia maschile durante la IVF è stata associata a una riduzione della conta totale di spermatozoi mobili al giorno del pick-up.
La ferita narcisistica
La scoperta dell’infertilità provoca quella che gli psicoanalisti definiscono una “ferita narcisistica”: la coppia si confronta con il fallimento di una funzione biologica considerata fondamentale, che mette in discussione l’identità di genere, il senso di completezza e il valore personale. Come evidenziato dalla letteratura, il passaggio da una sessualità piacevole e spontanea a una sessualità programmata e procreativa contribuisce in modo determinante alla disfunzione sessuale.
L’asimmetria nella coppia
Un aspetto spesso sottovalutato è l’asimmetria dei vissuti tra i partner. Chi affronta stimolazioni ormonali e procedure invasive (prevalentemente la donna) si sente più esposto e vulnerabile, mentre l’altro partner può sentirsi inutile, escluso, o in colpa — specialmente quando l’infertilità è di fattore maschile. Lo studio di Kucur Suna et al. ha confermato che le disfunzioni sessuali colpiscono prevalentemente le donne anche quando il partner è il soggetto infertile.
La voce delle coppie: esperienze dal mondo reale
Esperienze qualitative
Uno studio qualitativo del 2024 su 50 coppie in PMA ha identificato sia vissuti negativi che positivi:
Sul versante negativo, le coppie riportano una diminuzione della frequenza dei rapporti, paura che il sesso possa danneggiare il trattamento, instabilità emotiva, calo del desiderio e noia. Una donna ha descritto: “sembra che manchi qualcosa nella nostra relazione, che prima aveva rapporti sessuali regolari ma ora niente durante il programma”.
Sul versante positivo, alcune coppie hanno riscoperto l’intimità non penetrativa (coccole, conversazioni profonde, contatto fisico affettuoso) come fonte di soddisfazione. Altre hanno riferito che il percorso di PMA ha paradossalmente migliorato la qualità della relazione e del sesso: “Da quando siamo nel programma, la qualità della nostra relazione è molto migliorata. Ci godiamo di più il rapporto sessuale”.
Interventi e strategie terapeutiche
Il counseling psico-sessuologico
La letteratura è unanime nel raccomandare l’integrazione del supporto psicologico e sessuologico all’interno dei centri di PMA. Il counseling dovrebbe iniziare già al momento della diagnosi di infertilità, con l’obiettivo di normalizzare le difficoltà sessuali, facilitare la comunicazione nella coppia, e proporre interventi mirati per il recupero dell’intimità. Lo studio di Kabir et al. ha dimostrato che anche solo due sessioni di counseling sessuale con il modello BETTER possono migliorare significativamente la funzione sessuale delle donne infertili.
La valutazione sistematica della funzione sessuale
Sansone e Jannini raccomandano l’utilizzo routinario di strumenti validati — FSFI per le donne, IIEF/PEDT per gli uomini — alla diagnosi di infertilità e durante il percorso di PMA, per individuare precocemente le disfunzioni e intervenire tempestivamente.
Interventi farmacologici
Per gli uomini con DE psicogena correlata allo stress da PMA, l’utilizzo di sildenafil prima della raccolta del campione seminale o dei rapporti mirati, si è dimostrato efficace e può anche migliorare la motilità spermatica. Per l’eiaculazione precoce, la dapoxetina associata alla terapia sessuologica è raccomandata (Luca et al. 2021; ASRM).
Strategie relazionali
Le strategie che emergono dalla letteratura e dalle esperienze delle coppie includono:
- Mantenere rapporti sessuali anche al di fuori delle finestre fertili, per separare il sesso dalla riproduzione
- Esplorare l’intimità non penetrativa (sensate focus, contatto fisico affettuoso, conversazioni profonde)
- Non rimandare il lavoro sulla sessualità a “dopo la gravidanza” — intervento precoce è fondamentale
- Praticare tecniche di gestione dello stress (mindfulness, yoga, meditazione)
- Dare un ruolo attivo a entrambi i partner nel percorso, per ridurre l’asimmetria dei vissuti
Dopo il trattamento: la sessualità si recupera?
I dati a lungo termine sono relativamente rassicuranti. Come riportato dall’ASRM, il follow-up a lungo termine dei pazienti trattati con PMA ha mostrato livelli simili di soddisfazione sessuale indipendentemente dal fatto che siano riusciti a concepire. Il successo della PMA migliora i punteggi IIEF-15 maschili da 16 a 21. Tuttavia, come dimostrato dallo studio di Beaumont et al., la disfunzione sessuale può persistere anche in gravidanza, suggerendo che gli effetti del percorso di PMA sulla sessualità non si esauriscono automaticamente con il raggiungimento della gravidanza.
Conclusioni per la pratica clinica
Come sintetizzato efficacemente da Luca e Jannini: “sessualità e fertilità sono funzioni imbriciate, sovrapposte e strettamente correlate”. Un approccio centrato sulla coppia, che integri la gestione delle disfunzioni psicologiche e sessuali nel contesto dei programmi di PMA, non solo tutela il benessere relazionale dei partner, ma può migliorare gli stessi outcome riproduttivi — poiché ansia e depressione riducono significativamente le probabilità di concepimento in IVF.
Lo psicologo e il sessuologo all’interno dell’équipe del centro PMA non sono un lusso: sono una necessità clinica per preservare il benessere della coppia e massimizzare le probabilità di successo del trattamento.












