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L’embrioadozione — o embriodonazione, a seconda della prospettiva terminologica adottata — è una procedura di procreazione medicalmente assistita (PMA) che consiste nel trasferimento di embrioni crioconservati, provenienti da cicli di fecondazione in vitro (FIVET) di altre coppie, nell’utero di una donna ricevente. Si tratta, in sostanza, di embrioni soprannumerari: prodotti durante cicli di PMA ma non utilizzati dalla coppia originaria, che ha completato il proprio progetto riproduttivo o vi ha rinunciato per varie ragioni.

La questione terminologica non è affatto banale. L’American Society for Reproductive Medicine (ASRM) ha preso una posizione netta, affermando che il termine “adozione” applicato agli embrioni è “inaccurato e fuorviante”, poiché l’adozione è un istituto giuridico specifico concepito per tutelare bambini già nati, e non entità che non hanno ancora status legale di persona. Secondo l’ASRM, equiparare un embrione a un bambino e applicare i requisiti procedurali dell’adozione “non è né eticamente né legalmente giustificabile e ha il potenziale di causare danno”. D’altro canto, chi preferisce il termine “adozione” lo fa proprio per sottolineare la dignità dell’embrione e la gravità morale dell’atto.

Il contesto numerico: quanti embrioni sono in “limbo”

Il problema è di dimensioni considerevoli. Negli Stati Uniti si stima che esistano oltre un milione di embrioni crioconservati. In Italia, secondo i dati più recenti citati dal Ministero della Salute e riportati dalla stampa, ci sono 3.862 embrioni in stato di abbandono formale (con rinuncia scritta da parte della coppia), appartenenti a 939 coppie, più 6.279 embrioni per i quali risulta impossibile rintracciare da almeno un anno la coppia che ne ha disposto la crioconservazione. Stime complessive parlano di circa 60.000 embrioni crioconservati in Italia dal 2009 in poi, quando è venuto meno il divieto di crioconservazione previsto dalla versione originaria della Legge 40. Non esiste un censimento ufficiale completo, il che rappresenta di per sé un problema.

La procedura clinica

Dal punto di vista medico, l’embrioadozione è una procedura relativamente semplice rispetto a un ciclo completo di FIVET, poiché elimina le fasi di stimolazione ovarica, prelievo ovocitario e fecondazione in laboratorio.

Prima consulenza e studio della fertilità

Valutazione ginecologica della ricevente, ecografia, test del catetere ed esami di idoneità.

Selezione dell’embrione

La clinica ricerca l’embrione più idoneo sulla base di parametri come gruppo sanguigno, caratteristiche fenotipiche e compatibilità immunologica con la ricevente. In Spagna, la legge impone che sia il team medico a effettuare questa selezione, garantendo la “massima somiglianza fenotipica e immunologica”.

Preparazione endometriale

La ricevente viene sottoposta a un trattamento di circa 12-15 giorni con estrogeni (cerotti transdermici o compresse) e successivamente progesterone, per portare l’endometrio allo spessore e alla recettività ottimali per l’impianto.

Scongelamento e trasferimento embrionale

L’embrione vitrificato viene scongelato, incubato brevemente nel mezzo di coltura, e trasferito nell’utero mediante una sottile cannula sotto guida ecografica. La procedura è indolore, non richiede sedazione né ricovero.

Test di gravidanza

Circa 10-14 giorni dopo il trasferimento si esegue il dosaggio della beta-hCG.

Tassi di successo

I dati sui risultati sono incoraggianti. Secondo il CDC statunitense (dati 2021), il tasso medio nazionale di nati vivi per embrioni donati è del 42,3%. Uno studio su larga scala pubblicato su Fertility and Sterility (Tsai et al., 2025), analizzando 3.439 cicli di trasferimento di embrioni donati dal database SART, ha documentato un tasso di nati vivi del 44,1%, senza differenze significative rispetto a embrioni creati ex novo con doppia donazione gametica (45,1%). Anche i tassi di gravidanza clinica (55,4% vs 57,6%) e di aborto spontaneo (18,7% vs 20,2%) erano sovrapponibili.

È importante sottolineare che una meta-analisi (Conforti et al., 2022) ha dimostrato che la crioconservazione prolungata oltre i 12 mesi non compromette la competenza embrionale: i tassi di impianto, gravidanza, aborto, nascita e malformazioni maggiori sono risultati simili tra embrioni conservati per periodi brevi e lunghi. Questo dato è particolarmente rassicurante considerando che molti embrioni “abbandonati” sono in crioconservazione da anni — è stato riportato dalla stampa britannica il caso di un embrione “risvegliato” con successo dopo 20 anni di congelamento.

Il quadro normativo internazionale

Spagna

La Spagna rappresenta il modello di riferimento europeo. La Ley 14/2006 sobre Técnicas de Reproducción Humana Asistida regola la donazione di embrioni come atto anonimo, altruistico e volontario. La legge prevede quattro possibili destini per gli embrioni crioconservati: uso da parte della coppia stessa, donazione a scopo riproduttivo, donazione per la ricerca, o cessazione della crioconservazione. Ogni due anni la coppia deve rinnovare il consenso.

Stati Uniti

La situazione è frammentata, con legislazione variabile da Stato a Stato. Come documentato da IntechOpen, solo pochi Stati (Florida, Louisiana, New Hampshire) hanno adottato legislazione specifica. In Florida, un embrione donato è presunto figlio dei genitori riceventi se entrambe le coppie acconsentono per iscritto.

Italia

La situazione italiana è particolarmente complessa e in evoluzione. La Legge 40/2004 sulla PMA, nella sua versione originaria, vietava la crioconservazione degli embrioni e limitava a tre il numero di embrioni producibili per ciclo. Successive sentenze della Corte Costituzionale hanno rimosso questi vincoli, ma la legge continua a vietare la donazione di embrioni a scopo riproduttivo e l’utilizzo per la ricerca scientifica.

Il dibattito etico e religioso

La posizione della Chiesa Cattolica

La questione è particolarmente sentita in ambito cattolico ed è tutt’altro che risolta. Il documento Dignitas Personae (2008) della Congregazione per la Dottrina della Fede non ha vietato esplicitamente l’embrioadozione, ma ha espresso “serie preoccupazioni etiche”, affermando che essa “presenta problemi non dissimili” da quelli della procreazione artificiale. L’intento è riconosciuto come “lodevole”, ma l’atto in sé — l’avvio di una gravidanza al di fuori dell’atto coniugale — rimane moralmente problematico per la teologia morale cattolica.

La prospettiva bioetica laica

Sul versante laico, il dibattito si concentra sullo status morale dell’embrione. Come documentato dalla review di Pennings et al. su Human Reproduction (2024), l’embrione non può essere trattato come una persona in senso pieno perché “non ha ancora sviluppato le caratteristiche della personalità” e “potrebbe non realizzare mai il suo potenziale biologico”. L’ASRM e l’ACOG concordano: gli embrioni meritano un “rispetto speciale” ma non lo status giuridico di persona. Il rischio di adottare la terminologia e le procedure dell’adozione è quello di imporre ai pazienti infertili “oneri ingiustificati e inappropriati” — home study, valutazioni di idoneità, intervento giudiziario — che non hanno ragione d’essere in un contesto di procreazione assistita.

Gli aspetti psicologici ed emotivi

L’embrioadozione/donazione comporta un significativo carico emotivo per tutte le parti coinvolte. Uno studio su JBRA Assisted Reproduction (2024) ha documentato che, sebbene la maggior parte delle pazienti accetti la donazione gametica come buona opzione terapeutica, molte attraversano un processo di “accettazione e lutto per il proprio capitale genetico”, con ansia e tranquillità che convivono riflettendo la complessità emotiva del percorso.

Per i donatori, uno studio Donor Nexus/Fuchs Weizman et al. (2023) ha rilevato che il 45% descrive una difficoltà da moderata a marcata nel processo decisionale legato alla donazione. La motivazione principale è il desiderio di dare ad altri l’opportunità di sperimentare la gioia della genitorialità. I donatori che partecipano a programmi “diretti” (con contatto) riportano una soddisfazione maggiore rispetto a quelli anonimi, e alcuni arrivano a considerare i riceventi come “famiglia allargata”.

Per i figli concepiti tramite embrioadozione, i dati sono rassicuranti. Uno studio di Salari et al. su Human Reproduction (2024), condotto su 187 famiglie, ha rilevato che i punteggi di adattamento psicosociale dei bambini rientrano nei range normali e che i genitori percepiscono alti livelli di accettazione genitoriale. Uno studio di coorte storica iraniano (Kaveh et al., 2025) su bambini di 3-7 anni nati da embrioadozione non ha trovato differenze statisticamente significative nell’adattamento psicologico né negli stili genitoriali rispetto a famiglie con concepimento naturale, concludendo che “l’assenza di relazione genetica genitore-figlio non sembra essere un fattore dominante nell’adattamento psicologico”.

La questione della disclosure — comunicare o meno al figlio le modalità del concepimento — è cruciale. Una review narrativa su Human Reproduction Update (Duff e Goedeke, 2024) che ha analizzato 37 studi e 4.248 genitori ha evidenziato una tendenza generale verso la trasparenza, con la maggior parte delle famiglie che comunica l’origine genetica prima dei 10 anni di età. Le coppie omosessuali e le madri single sono più propense alla disclosure rispetto alle coppie eterosessuali. Tuttavia, il processo non è privo di difficoltà: il 25% dei genitori in un sondaggio neozelandese (Anderson et al., 2025) ha riferito una reazione mista o negativa da parte del figlio.

Vantaggi e limiti dell’embrioadozione

Vantaggi

Semplicità procedurale

Nessuna stimolazione ovarica, nessun prelievo ovocitario, minore assunzione di farmaci e minore stress fisico rispetto a un ciclo FIVET completo.

Costi ridotti

Significativamente inferiore rispetto a un ciclo di FIVET con o senza donazione gametica.

Esperienza della gravidanza e del parto

La donna ricevente vive l’intera esperienza gestazionale, con i benefici psicologici e di bonding che ne derivano.

Soluzione etica per embrioni altrimenti abbandonati

Offre una possibilità di vita a embrioni destinati a rimanere indefinitamente in crioconservazione.

Assenza di lista d’attesa

In molte cliniche, grazie alla disponibilità di embrioni soprannumerari.

Limiti

Nessun legame genetico con nessuno dei due genitori riceventi

Questo può rappresentare un ostacolo psicologico, sebbene gli studi indichino che il legame affettivo non ne risente.

Qualità embrionale non garantita

Gli embrioni disponibili per la donazione non sono necessariamente i “migliori” del ciclo originale.

Informazioni genetiche limitate

A seconda del regime normativo, le informazioni sui donatori genetici possono essere scarse.

Complessità emotiva e identitaria

Il processo di accettazione del lutto genetico e le decisioni sulla disclosure richiedono supporto psicologico.

Prospettive future

Il panorama è in rapida evoluzione. In Italia, il progetto di legge governativo del 2025 potrebbe finalmente sbloccare la situazione, consentendo a migliaia di embrioni di trovare un destino che non sia il congelamento perpetuo. Il dibattito tra “donazione” e “adozione” resta aperto e ha implicazioni giuridiche profonde: optare per l’adozione significherebbe implicitamente riconoscere una forma di soggettività giuridica all’embrione, con conseguenze potenzialmente vaste sull’intero impianto normativo della PMA.

In definitiva, l’embrioadozione si colloca all’intersezione tra medicina riproduttiva, bioetica, diritto e psicologia, e rappresenta una delle sfide più complesse e affascinanti della medicina contemporanea — particolarmente nel contesto italiano, dove il vuoto normativo attende da oltre vent’anni una risposta adeguata.

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