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Il supporto psicologico nel percorso di PMA: perché è fondamentale, in cosa consiste e come può fare la differenza

L’impatto psicologico dell’infertilità e della PMA

L’infertilità rappresenta una delle esperienze più stressanti che una coppia possa attraversare. L’OMS la riconosce come una condizione che genera conseguenze emotive paragonabili, per intensità, a quelle di patologie oncologiche: i trattamenti di riproduzione assistita risultano infatti i più carichi di stress emotivo dopo radioterapia e chemioterapia. Non si tratta solo di un problema medico: l’impossibilità di realizzare un desiderio così profondo come la genitorialità investe l’identità personale, la relazione di coppia, la vita sociale e professionale.

Le reazioni psicologiche più comuni includono shock, tristezza, depressione, rabbia, frustrazione, calo dell’autostima, senso di colpa e di fallimento, ansia, pensieri ossessivi e una generale perdita del senso di controllo sulla propria vita. Queste emozioni non riguardano solo la donna: in ogni coppia si generano differenti bisogni e aspettative in entrambi i partner, con gli uomini che spesso riportano maggiore isolamento sociale durante il ciclo di trattamento IVF/ICSI e minore supporto percepito rispetto alle donne.

Come ben descritto nella letteratura, l’infertilità spesso causa un ritiro dal mondo sociale: i bambini degli amici ricordano dolorosamente ciò che non si ha, le donne incinte evocano esperienze che non si potranno provare, e i genitori vengono percepiti come “più fortunati” o “più capaci”. Questo isolamento progressivo alimenta ulteriormente depressione e solitudine.

Un dato particolarmente rilevante per chi opera nel campo: circa il 20% delle persone che si sottopongono a procedure di PMA sviluppa un disagio psicologico significativo che richiede un intervento specifico. Lo stress emotivo, inoltre, si intensifica con il protrarsi della durata dell’infertilità, con un peggioramento documentato della funzione sessuale, dei sintomi depressivi e ansiosi man mano che aumentano gli anni di ricerca della gravidanza.

L’impatto sulla relazione di coppia e sulla sessualità

Un aspetto che spesso resta sottovalutato è l’effetto devastante che il percorso di PMA può avere sulla relazione intima e sessuale della coppia. L’American Society for Reproductive Medicine evidenzia come i trattamenti per l’infertilità creino uno stress aggiuntivo — emotivo, fisico e finanziario — che può trasformare radicalmente la vita sessuale: il rapporto diventa “finalizzato” alla procreazione, perde spontaneità e piacevolezza, e molte coppie finiscono per evitare l’intimità nei periodi non fertili.

La pressione a “performare” su richiesta, le procedure mediche invasive, la cessione del controllo su un aspetto così intimo della propria vita a un’equipe medica, la frustrazione per i ripetuti fallimenti: tutto questo può generare sentimenti di inadeguatezza sessuale, disfunzioni erettili nell’uomo, calo del desiderio in entrambi i partner e una progressiva disconnessione emotiva nella coppia.

La linea guida ESHRE sottolinea che le coppie in cui ciascun partner percepisce l’altro come disponibile e responsivo sperimentano livelli inferiori di stress da infertilità rispetto a quelle in cui uno dei partner è percepito come evitante e non responsivo. Inoltre, i sintomi depressivi di ciascun partner sono associati non solo al proprio distress, ma anche a quello dell’altro. Questo conferma quanto sia essenziale lavorare sulla coppia come sistema, non solo sull’individuo.

Il fenomeno del drop-out: quando la coppia abbandona

Uno dei problemi più rilevanti della PMA è il tasso di abbandono precoce del percorso terapeutico. Secondo i dati del Registro PMA dell’Istituto Superiore di Sanità, mediamente 4 coppie su 10 abbandonano il percorso in fasi diverse, specialmente a partire dal terzo tentativo. Altre fonti riportano tassi di drop-out che possono arrivare fino al 60%.

Una revisione sistematica condotta su oltre 21.000 pazienti da Gameiro e colleghi ha identificato le principali ragioni di abbandono: il carico psicologico del trattamento (14% come motivo isolato, 19% considerando anche il carico fisico), problemi relazionali e personali (16,7%), rifiuto del trattamento (13,2%) e problemi organizzativi (11,7%). Il carico psicologico risulta trasversale a tutte le fasi del percorso.

In uno studio condotto su donne assicurate (dove il fattore economico era quindi neutralizzato), il carico emotivo è emerso come la ragione principale di interruzione della IVF: il 47,5% delle pazienti dichiarava di sentirsi “troppo stressata per continuare” e il 36,3% riportava che l’infertilità stava esercitando un peso eccessivo sulla relazione di coppia. In un recente studio prospettico su 310 coppie, il carico emotivo (43,6%) e i costi (43,7%) sono emersi come le ragioni più frequentemente citate per l’abbandono, seguiti dalla perdita di speranza nel trattamento (33,3%) e dal disagio fisico (31,4%).

Questi dati rendono evidente che un adeguato supporto psicologico non è un “lusso” ma una necessità clinica per ridurre il drop-out e consentire alle coppie di completare il numero di cicli necessari.

Il quadro normativo italiano e le linee guida

In Italia, la Legge 40/2004 prevede espressamente il diritto a un supporto psicologico durante il percorso di PMA. Le linee guida ministeriali (aggiornate nel 2024) stabiliscono che ogni centro di PMA deve offrire la possibilità di una consulenza da parte di uno psicologo con documentata formazione nel settore. L’attività di consulenza e supporto psicologico deve essere resa accessibile in tutte le fasi dell’approccio diagnostico-terapeutico e anche dopo il completamento del trattamento, indipendentemente dall’esito. Le nuove linee guida ribadiscono che la consulenza psicologica è raccomandata per tutte le coppie che accedono ai trattamenti di PMA.

A livello internazionale, l’ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embryology) ha prodotto una linea guida specifica sulla cura psicosociale di routine nell’infertilità, che rappresenta il documento di riferimento per la pratica clinica. La linea guida raccomanda di utilizzare lo strumento SCREENIVF prima di ogni ciclo di trattamento per identificare i pazienti a rischio di problemi emotivi, di coinvolgere attivamente entrambi i partner nel processo diagnostico-terapeutico, e di riferire i pazienti identificati come a rischio a cure psicosociali specializzate.

Le tre tipologie di supporto psicologico nella PMA:

1. Decision-Making Counseling (Supporto decisionale)
Ha lo scopo di aiutare la coppia a comprendere le implicazioni psicologiche della decisione di ricorrere alla PMA. Supporta nell’accettazione della propria condizione di infertilità e nell’accettazione della procedura proposta dal ginecologo. Si colloca tipicamente nelle fasi iniziali, quando la coppia deve prendere decisioni informate sulle tecniche da utilizzare, sulla donazione di gameti, sulla crioconservazione degli embrioni. Non si tratta solo di “informare”, ma di esplorare il significato che queste scelte hanno per la coppia.

2. Support Counseling (Supporto di sostegno)
Si concentra sul fornire accompagnamento emotivo durante le fasi più stressanti del trattamento: l’attesa dei risultati, i momenti di ansia legati agli esiti dei test, la gestione delle stimolazioni ormonali, il pick-up ovocitario, il transfer embrionario, la temutissima attesa della beta-hCG. Aiuta a normalizzare le emozioni, ridurre il senso di isolamento e rafforzare la resilienza della coppia. È di grande utilità anche nella gestione del fallimento di un tentativo.

3. Therapeutic Counseling (Supporto terapeutico)
Rappresenta l’intervento più strutturato, rivolto alle coppie che sviluppano un disagio psicologico clinicamente significativo. Include percorsi psicoterapeutici individuali e di coppia per affrontare depressione, ansia patologica, disturbi del sonno, crisi relazionali profonde, elaborazione del lutto per il mancato concepimento e ridefinizione del progetto genitoriale in caso di interruzione definitiva del percorso.

Le tipologie di intervento psicologico: cosa dice l’evidenza scientifica

La ricerca ha esplorato diverse modalità di intervento, con una crescente mole di evidenze a supporto della loro efficacia.

Terapia cognitivo-comportamentale (CBT)
La CBT rappresenta l’approccio più studiato. Una meta-analisi recente ha mostrato che la CBT può significativamente migliorare la salute mentale e la qualità della vita nelle donne infertili, con una riduzione statisticamente significativa dei sintomi di ansia e depressione e una tendenza positiva nei tassi di gravidanza. 

Interventi basati sulla mindfulness (MBSR, MBCT)
Gli interventi mindfulness-based hanno dimostrato risultati promettenti. Una meta-analisi del 2024 su donne infertili ha evidenziato che la mindfulness riduce efficacemente ansia, depressione e stress percepito  rispetto alle cure standard. Il programma “Mind/Body Program for Infertility” della Domar (combinazione eclettica di CBT e mindfulness, 10 sessioni settimanali) ha mostrato riduzioni del 49% nella depressione, del 44% nella tensione/ansia, del 38% nell’ostilità e un incremento del 34% nei tassi di concepimento nel follow-up a 6 mesi. Un recente RCT su 300 coppie infertili ha dimostrato che l’intervento combinato mindfulness + miglioramento dello stile di vita ha prodotto un tasso di gravidanza clinica del 39,3% contro il 22% del gruppo di controllo, con livelli di ansia significativamente inferiori.

Risultati complessivi: la grande meta-analisi di Frederiksen et al. (2015)
La più ampia meta-analisi disponibile (39 studi, 2.746 partecipanti) ha trovato effetti statisticamente significativi e robusti degli interventi psicosociali sia sulla gravidanza clinica sia sugli esiti psicologici combinati. Dato particolarmente rilevante:  una maggiore riduzione dell’ansia è associata a migliori tassi di gravidanza, suggerendo un potenziale meccanismo mediato dall’ansia nel rapporto tra intervento psicologico ed esito riproduttivo. Non sono emerse differenze significative tra CBT, interventi mind-body  e altre forme di supporto, suggerendo che diverse tipologie di intervento possono essere egualmente valide.

Come il supporto psicologico aiuta concretamente

Sulla base dell’evidenza raccolta, il supporto psicologico nella PMA agisce su molteplici livelli:

A livello individuale:

  • Gestione dello stress emotivo legato a ciascuna tappa del percorso
  • Elaborazione del vissuto della diagnosi di infertilità e del senso di inadeguatezza
  • Riduzione dei sintomi ansiosi e depressivi
  • Sviluppo di strategie di coping adattive (l’uso del coping attivo, problem-solving orientato all’obiettivo e pensiero razionale è associato a minore distress da infertilità, come indicato dalla linea guida ESHRE)
  • Recupero dell’autostima e dell’identità personale al di là del ruolo genitoriale
  • Le donne che mantengono un atteggiamento mentale positivo e coltivano altri obiettivi di vita oltre alla maternità mostrano livelli di stress significativamente inferiori

A livello di coppia:

  • Rafforzamento della comunicazione e dell’alleanza relazionale
  • Prevenzione e gestione delle disfunzioni sessuali
  • Supporto reciproco nella gestione dell’incertezza
  • Riduzione del conflitto e della distanza emotiva che spesso si genera tra i partner
  • Elaborazione condivisa del significato della frustrazione legata alla difficoltà di avere un figlio

A livello di aderenza al trattamento:

  • Riduzione del rischio di abbandono prematuro del percorso
  • Miglioramento della predisposizione psicologica al trattamento, che secondo le stime può aumentare i successi di circa il 15%
  • Aiuto nelle fasi decisionali critiche (proseguire, cambiare tecnica, accedere all’eterologa, considerare alternative)

In caso di esito negativo:

  • Elaborazione del lutto per il mancato concepimento
  • Rielaborazione del progetto genitoriale (apertura all’adozione, ridefinizione di una vita senza figli)
  • Tutela del legame di coppia in un momento di ridefinizione del progetto di vita comune
  • Supporto nella fase post-trattamento, indipendentemente dall’esito

Il ruolo dello psicologo nell’equipe multidisciplinare

Lo psicologo non dovrebbe essere una figura “a parte” ma un membro integrato dell’equipe del centro PMA, in un modello multidisciplinare. 

La presenza dello psicologo dovrebbe essere garantita prima, durante e dopo il trattamento: già sapere di poter usufruire di uno spazio in cui esprimere il proprio disagio è di per sé terapeutico, poiché permette alla coppia di imparare a gestire emozioni negative che non solo è legittimo provare, ma è necessario esprimere.

Un chiarimento importante: lo stress non causa l’infertilità

Vale la pena citare un dato che può essere di grande utilità nella comunicazione con le pazienti. Il dottor Jacky Boivin, una delle massime autorità mondiali sugli aspetti emotivi dell’infertilità, ha condotto la più ampia analisi disponibile su questo tema (14 studi, oltre 3.500 pazienti). La conclusione è chiara: lo stress emotivo causato dall’infertilità o da altri aspetti della vita non influenza la probabilità di ottenere una gravidanza durante i trattamenti riproduttivi. Questo è fondamentale per liberare le pazienti dal senso di colpa che affermazioni come “non rimani incinta perché sei troppo stressata” generano, alimentando ulteriormente ansia e depressione. Il supporto psicologico serve a migliorare la qualità della vita e a sostenere la coppia nel percorso, non a “rilassarsi per rimanere incinta”.

In sintesi, il supporto psicologico nella PMA non è un complemento accessorio ma una componente essenziale del percorso terapeutico, con solide basi normative in Italia, un forte endorsement internazionale, e un’evidenza scientifica crescente che ne dimostra l’efficacia sia sul benessere psicologico sia, potenzialmente, sugli esiti riproduttivi.

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